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HO VISSUTO IN 9 PAESI NEL MONDO E DAL 1991 RISIEDO IN BRASILE, MIO PAESE D’ELEZIONE. IL BRASILE É PER VIVERE MEGLIO E PIÙ FELICI ED INCONTRARE REALI PRIORITA'. È PER SMETTERE DI LAVORARE PENSANDO COSTANTEMENTE A QUEI 20 GIORNI DI VACANZA ALL’ANNO INVECE DI VIVERE E LAVORARE IN UN LUOGO CHE CI SODDISFA TANTO DA NON AVER BISOGNO D’ANDARE IN VACANZA. IN ITALIA LE PERSONE VIVONO MALE E NON SONO FELICI, ALL’OPPOSTO I BRASILIANI SONO RISULTATI IN ASSOLUTO LA POPOLAZIONE CON PIÙ SODDISFAZIONE/FELICITÂ/SPERANZA NEL FUTURO. RACCONTO ESPERIENZE E COSA SUCCEDE DA QUESTE PARTI. MAGARI DECIDETE DI VENIRCI A VIVERE PURE VOI.

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mercoledì 6 febbraio 2013

L'ESPERIENZA DI STABILIRSI IN BRASILE A CURITIBA

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Oni tanto vi propongo brevi racconti di mie esperienze col Brasile. 
Sono stralci del mio libro che sará prossimamente in libreria pubblicato da Giraldi Editore.
In questo caso racconto di Curitiba, una città del Paranà in Brasile dove ho vissuto per circa 5 anni, non per mia scelta, ma un po per decisione obbligata, come leggerete, non amavo quella città e avrei voluto stabilirmi a Rio de Janeiro, ma comunque ero in Brasile! Non che fosse una brutta città, anzi, erano i suoi abitanti, con una caratteristica e particolare cultura non riscontrabile in altre città brasiliane, che non erano da me amati.
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Mia moglie ed io arrivammo in pianta stabile a Curitiba come ripiego provenienti da Rio de Janeiro dove non eravamo riusciti a stabilirci, dopo esserci trasferiti in Brasile.
Il fatto che li vivessero i miei suoceri per tanti aspetti pratici facilitava le cose.
Ma Curitiba non mi piaceva molto.
E' una città pulita ed ordinata ma i suoi abitanti non sono simpatici, sono chiusi, diffidenti, provinciali, tradizionalisti e rigidi, con la puzza sotto il naso, scontrosi si credono fintamente chissà che, moralisti e benpensanti giudicano male ciò che non sanno capire. Accarezzano e viziano il proprio orgoglio nutrendolo d’ignoranza e nascondendo nel profondo di se stessi i sensi di una inferiorità mai ammessa.
Sono in gran parte discendenti d’immigrati europei, dalla Polonia, Ucraina, Ungheria, Italia, Germania, chissà dove hanno raccattato tutta quella porcheria di ristretta mentalità, “Nessuno siamo perfetti ciascuno ci abbiamo i suoi difetti” ma loro esagerano, accidenti.
Ma niente lamenti, diavolo, iniziavamo a vivere in Brasile, abitare in Brasile dovunque sia è un privilegio.
Ci stabilimmo provvisoriamente nella casa dei genitori di Josi e ricominciammo la ricerca, abbandonata a Rio, di una casa con giardino in affitto e di un punto per aprire la nostra attività commerciale in Brasile, il nostro ristorante.
L’investire in Brasile era una necessità (mi ero licenziato dal mio lavoro di funzionario d’Organismi Internazionali) ma non certo la priorità: la cosa veramente importante era poterci vivere, mica farci dei soldi.
Dopo molte analisi identificammo il quartiere dove aprire il locale e lì trovammo una vecchia casa da riformare ma molto ben localizzata in uno degli incroci migliori della città. 
Fu una dura e difficile contrattazione col padrone di casa, uno stronzo d'avvocato (tutto curitibano d’un pezzo), alla fine riuscimmo a chiudere l'affare, affitto esagerato riaggiustato secondo il cambio col dollaro più una buona uscita al locatario attuale, amico suo.
Iniziai la ristrutturazione dopo aver contrattato un bravissimo capomastro, caro ma valeva ciò che costava e che ci portò sette suoi muratori per realizzare i miei piani architettonici, fantastici ma purtroppo fuori logica commerciale.
Furono 9 mesi di lavori con anche due elettricisti e due pittori, 12 persone in tutto lavorando ogni giorno per più di ¾ d’anno, ero pazzo, artista ma stupido perché non me lo potevo permettere, non mi fermavo più.
Inventavo cose fantastiche che sarebbero nel futuro entrate in reportage anche televisivi sulla moderna architettura brasiliana. Bello, e tutto ciò in casa altrui, ma io ero un artista...
Costruii un grande terrazzo, un'entrata con un tetto di piramide di cristallo che si apriva sul cosmo sotto al quale si camminava su d'un pavimento d'acqua anche senza l’aiuto di mistiche influenze, i meravigliosi intonaci di mia invenzione mostravano, uguali alle nubi, ciò che volevi vedere. Creai l'illuminazione anche se non era il terzo o qual giorno fosse, materializzai il sogno del grandissimo banco bar che si illuminava dal basso con colonne compatte di luci colorate quando vi si appoggiavano i bicchieri di cristallo, realizzai la grande cattedrale di luce splendente di cascate di brillanti, provocai le verdi ferite luminose nei muri. C’erano le enormi pareti di vetro con cangianti giochi di riflessi che stimolavano la mente, tavoli e sedie modernissime da me disegnati per accogliere spiriti liberi e curiosi di nuovi ed antichi raffinati sapori, c’erano gli enormi coloratissimi quadri di Walasse Ting alle pareti  che ti trasportavano in mondi di fiabe e di magie, i futuristici appendiabiti che al tuo volere riscaldavano i soprabiti durante l'inverno, il grande camino, l'enorme cucina...
 




 Non vi racconto di più, fu la realizzazione d'una esplosione creativa bellissima ma rovinosa commercialmente.
Venivano architetti da São Paulo per copiare le mie realizzazioni anche nei minimi dettagli: le tovaglie, piccoli ma particolarissimi segni di decorazione, sofisticate soluzioni estetiche, le appliques, l'avveniristico mobile porta liquori...
Con i soldi che spesi avrei potuto godermela alla grande a Rio de Janeiro per dieci anni senza lavorare.
Le 12 persone che lavorarono nella realizzazione per quasi un anno avrebbero potuto costruire un'intero edificio di molti piani partendo da zero. Io avevo semplicemente ristrutturato un ristorante.
Non so cosa mi prende ogni tanto... sindrome da Faraone egiziano? 
Ma venne finalmente il giorno dell'inaugurazione ed io quasi quasi lo posticipo perché all'ultimo momento mi erano venute certe idee da realizzare... forse era paura del debutto.
Arrivarono centinaia di persone, reporter e fotografi di giornali e televisioni, diplomatici miei ex colleghi, politici, il Governatore, il Sindaco, personaggi della moda...

sabato 15 settembre 2012

COME TRASFERIRSI: IN NAVE VERSO IL BRASILE

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Ecco un’altro flash di ricordi relativi a vicende Brasiliane. Qui si tratta sopratutto dei miei viaggi verso il Brasile e del mezzo più consono per viaggiare quando ci si trasferisce in un paese lontano.

 Fino a meno d’un secolo fa prima dell’uso dell’aereo gli uomini viaggiavano spostandosi a piedi, a cavallo o per nave. A volte un viaggio poteva durare settimane, mesi, anni. Questi viaggi davano il tempo d’adattarsi al cambiamento, tempo e cambiamento proporzionali uno all’altro. 
I paesaggi cambiavano con lentezza e le scene del mondo si sostituivano poco per volta. Si aveva il tempo di adattarsi per gradi a nuovi panorami e a nuove condizioni di vita. Il clima cambiava gradualmente, dal gelido Nord al torrido Equatore e viceversa attraversando tutte le sue fasi intermedie.
 Il tempo che si trascorreva nel viaggio permetteva ancor più un naturale adattamento di pensiero a nuovi stili di vita, si immaginava e ruminava sulle possibili novità d’affrontare, si valutava l’importanza della scelta e la profondità delle differenze nell’aprire un nuovo capitolo della propria vita.
 Si aveva il tempo di spogliarsi di tante consuetudini e condizionamenti, pronti ad indossarne altri nella nuova situazione. Si aveva il tempo d’assaporare l’avventura a venire. 
Quasi sempre purtroppo questa gradualità oggi non esiste più.                                                                                 L’aereo ci strappa bruscamente dalla pioggia delle fredde giornate invernali dell’emisfero Nord e dopo qualche ora ci scarica nell’aria ardente ed assolata di un paese tropicale. 
 Solo il tempo di battere le palpebre abbagliati dalla luce accecante appena oltre lo sportello dell’aereo ed eccoci immersi sudando nel mantello ardente dei tropici.                                                                                                        
E che dire dell’impatto nella nostra nuova vita di una cultura diversa, abitudini diverse, gente diversa, lingua ed odori, pensieri e morale, valori e peccati diversi?
Sì perché è questa <…la scoperta principale: quella della gente del posto, dei locali. Come sembrino fatti apposta per questo paesaggio, per questa luce, per questo odore.
 Come facciano un tutt’uno con essi… come ogni razza sia connaturata al suo paesaggio, al suo clima. Noi plasmiamo il nostro paesaggio ed esso a sua volta ci plasma i tratti del volto…>.                                                                  Scendendo dall’aereo noi affrontiamo il passaggio a questo nuovo mondo mentalmente e fisicamente impreparati, un mondo che si muove liberamente e a proprio agio al ritmo imposto dal clima e dalla tradizione.                                                                                                                                Se il nostro viaggio è per una breve vacanza osserviamo tutta questa diversità rimanendone al di fuori. 
Ma se ci siamo trasferiti per vivere in questo nuovo paese un così rapido cambiamento non è naturale e nel migliore dei casi abbiamo perso l’opportunità d’esserci “ripuliti” prima dell’immersione.

Ho avuto la fortuna di trasferirmi in altri paesi viaggiando per 6 volte in nave sulla rotta Italia/Brasile e viceversa. 

Dico fortuna perché in nave si ha la possibilità di superare gli inconvenienti appena detti. (leggete anche il post PASSAGGI NAVE”) I miei viaggi con la nave sono durati ognuno due settimane o più.  

Si trattava di navi da carico, non da crociera tradizionale beninteso, con un limitato numero di ospiti viaggianti tra i più differenti: persone di ogni nazionalità che usa normalmente la nave come mezzo di trasporto per spostarsi di quà e di là nel mondo, per andare a vivere in altri paesi, per lavorare all'estero o abitare nell'altro emisfero sei mesi all'anno.    

sabato 1 settembre 2012

LA PRIMA VOLTA A RIO DE JANEIRO

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Continuo a proporvi dei racconti di esperienze personali realmente vissute in Brasile. Sono esperienze un po fuori dall’ordinario, non necessariamente piacevoli ma che possono darvi un’idea concreta di differenti situazioni di vita reale che possono accadere in Brasile. In questo racconto vi sono esempi della violenza in Brasile, della delinquenza a Rio de Janeiro, ma anche del suo fascino unico e coinvolgente.

Io e mia moglie Josi eravamo in Italia ormai da quasi due anni provenienti da un periodo di vita in Guatemala. Stavo aspettando che mi fosse concessa la residenza permanente in Brasile in quanto marito d'una cittadina brasiliana.
C'era voluto un'enorme quantità di documenti sia miei che dei genitori di mia moglie che vivevano in Brasile, una burocrazia sfiancante, lentissima, rigida, spesso senza senso alcuno e per niente allegra. 
Vi faccio un esempio: ci veniva richiesta la dichiarazione dei redditi di mio suocero degli ultimi 5 anni.
Ma che c'entrava? Ero io che chiedevo la residenza, mica lui, cose da pazzi, meno male che mio suocero era commercialista e precisino pure.
Eravamo arrivati al traguardo finale, finalmente mi diedero la benedetta carta d'identità e potevamo trasferirci in Brasile.
 Viaggiammo in nave per via delle molte valige ma sopratutto a causa dei due cuccioloni di mastino napoletano che avevamo acquistato a Napoli prima della partenza. Appassionato della razza avevo ora intenzione d'allevarli in Brasile. Sull’esperienza del viaggio in nave leggete il post COME TRASFERIRSI IN NAVE VERSO IL BRASILE che pubblicherò tra poco.
Mi ero procurato figli di grandi campioni, bellissimi, che viste le dimensioni all'età di 4 mesi già d'allora facevano presagire i giganti che sarebbero diventati, pesavano quasi trenta chili, sarebbero cresciuti per altri 12 mesi. 

sabato 18 agosto 2012

MOTORSHOW IN BRASILE

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 Tempo fa io e mia moglie eravamo in una cittadina dell’interno dello Stato del Paranà per partecipare ad una esposizione canina con i nostri mastini napoletani super campioni, vinta come sempre.
 La domenica pomeriggio, in un’altro luogo della città, si teneva anche un raduno di motociclisti con piccolo motorshow.
 L’esposizione era finita, lasciammo i cani in albergo e ce ne andammo a vederci un po di motociclette. Gruppi di motociclisti stile anni 70, Harley Davinson, giubbotti di cuoio, rombo delle moto al posto d’abbaiare canino, divertente e ugualmente chiassoso. 
Mia moglie dopo un po la perdo e non la trovo più, poco male, eravamo d’accordo che nell’eventualità ci saremmo ritrovati in hotel.
Due ragazze dello show erano particolarmente interessanti e le feci un po di foto dicendo che ero un giornalista straniero.
 Riuscii così anche a salire sul palco durante lo show che fecero in serata.
 Le foto che vedete sono il risultato. 
Attiro la vostra attenzione su questa ultima foto a destra in particolare, scattata sul palco. 
Se osservate bene, dietro, ad applaudire, c’è il prete, il sorridente parroco cittadino, con vestimenti sacri e tutto. Grande! 
Le ragazze, anche se dalle foto non si capisce bene, erano completamente nude, solo dipinte di simboli di motociclisti. 
Sul palco danzavano mimando atti sessuali, nella piazza pubblica, con autorità, sindaco e tutto il resto. Fantastico, solo in Brasile! 
E poi in Italia mi si chiede se il Brasile è così liberale, meno sessuofobo dell’Italia, con meno restrizioni e perbenismo bigotto... Non c'è dubbio, la cultura brasiliana, le usanze brasiliane, ed in generale la vita in Brasile è completamente differente dall'Europa. Il papa è lontano e la cultura sudamericana pur essendo profondamente religiosa, non si porta dietro i profondi condizionamenti propri della morale sessuale del sud Europa. La cultura sud americana, e in particolare quella brasiliana, parlando di morale sessuale è molto più libera e flessibile delle nazioni "papaline". 

sabato 7 luglio 2012

CERCANDO CASA A RIO DE JANEIRO

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Io e mia moglie Josi stavamo cercando casa e un punto commerciale da affittare a Rio de Janeiro.
Nelle nostre città italiane la differenza tra un quartiere ed un altro non è così grande come può essere in una grande città brasiliana.













Certo, se abitate a Milano in periferia, facciamo alla Bovisa, non è come abitare in via dei Giardini dietro a via Manzoni, ma la differenza non è così marcante come può essere a Rio de Janeiro  tra una favela come la Rosinha o nella "Baixada fluminense" ed un quartiere della zona sud come Ipanema o Gavea. 



Dove vivere in Brasile? Per abitare a Rio de Janeiro ci sono zone dove non si va, a meno che non si sia trafficanti di armi o di droga.

C'è poi il problema delle distanze e del traffico: di mattina nelle ore di punta spostarsi tra una zona ed un'altra della città (10 milioni di abitanti) può voler dire 4 ore di viaggio, altrettante alla sera, non si può vivere ad ovest e lavorare ad est, cioè molti lo fanno ma hanno l'elicottero e noi per il momento avevamo solo l'autobus. 
Ne io ne Josi conoscevamo Rio de Janeiro e quindi andavamo un po alla cieca e all'inizio perdemmo inutilmente un sacco di tempo.


Leggevamo gli annunci sul giornale e segnavamo quelli che ci sembravano interessanti: <...hei, guarda qui, c’è una casa in affitto con giardino, muro alto, sala, due camere...il prezzo è buono, andiamola a vedere...>.
Studiavamo la cartina della città, identificavamo con che serie di mezzi pubblici si arrivava sino a lì e partivamo speranzosi. 

lunedì 11 giugno 2012

CUCINARE ITALIANO IN BRASILE



Ho da anni la passione per la cucina, so cucinare molto bene, ho posseduto e diretto diversi ristoranti e sono autore d’un libro sull’argomento.
Adoro la cucina italiana ma quando sono in Brasile non vado mai in un ristorante italiano per non arrabbiarmi, scelgo semmai ristoranti di cucina brasiliana. La gastronomia brasiliana è variata e niente male ma saltuariamente desidero mangiare piatti italiani. Per soddisfare il desiderio cucino  io a casa mia gustandomi il pasticcio di tagliatelle, il baccalà alla vicentina o il brasato che dir si voglia, preparati come si deve. Purtroppo però non sempre è facile procurarsi gli ingredienti necessari. 
Nel Paranà, per esempio, lo Stato dove mi trovo ora, non si trovano acciughe ne fresche ne sotto sale. 
Mi sono arrangiato preparando da me sarde sotto sale. Due mesi d’attesa perché “maturino” ma il risultato è stato accettabile, certo mica come le acciughe... lo sò bene io che ho vissuto in Sicilia a Sciacca dove si producono.
I funghi secchi qui si trovano, non i porcini italiani, cileni invece, ma saporiti e niente male. Li uso anche in molte altre ricette. 
Il tonno sottolio non è quello sardo di Carlo Forte o siciliano ma risulta accettabile.

lunedì 7 maggio 2012

CERCANDO CASA A RIO DE JANEIRO

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Io e mia moglie Josi stavamo cercando casa e un punto commerciale da affittare a Rio de Janeiro.
Nelle nostre città italiane la differenza tra un quartiere ed un altro non è così grande come può essere in una grande città brasiliana.
Certo, se abitate a Milano in periferia, facciamo alla Bovisa, non è come abitare in via dei Giardini dietro a via Manzoni.  La differenza non è così marcante come può essere nei quartieri a Rio de Janeiro,  tra una favela come la Rosinha o nella "Baixada fluminense" ed un quartiere della zona sud come Ipanema o Gavea. Se volete abitare in Brasile dovete far molta più attenzione ai quartieri dove andare ad abitare.
Ci sono zone dove non si va ad abitare a Rio de Janeiro a meno che non si sia trafficanti di armi o di droga.
C'è poi il problema delle distanze e del traffico: di mattina nelle ore di punta spostarsi tra una zona ed un'altra della città (10 milioni di abitanti) può voler dire 4 ore di viaggio, altrettante alla sera, non si può vivere ad ovest e lavorare ad est, cioè molti lo fanno ma hanno l'elicottero e noi per il momento avevamo solo l'autobus.
Ne io ne Josi conoscevamo Rio e quindi andavamo un po alla cieca e all'inizio perdemmo inutilmente un sacco di tempo.
Leggevamo gli annunci sul giornale e segnavamo quelli che ci sembravano interessanti: <...hei, guarda qui, c’è una casa in affitto con giardino, muro alto, sala, due camere...il prezzo è buono, andiamola a vedere...>.
Studiavamo la cartina della città, identificavamo con che serie di mezzi pubblici si arrivava sino a lì e partivamo speranzosi. 

giovedì 3 maggio 2012

ALTRA ESPERIENZA SULL’AUTOBUS A RIO DE JANEIRO

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Vi propongo un’altro resoconto di esperienze vissute in Brasile, in questo caso avendo come protagonista la violenza a Rio de Janeiro, senza demonizzarlo anche questo uno spaccato della vita in Brasile. Come ho gia detto non scelgo specificamente esperienze positive o piacevoli, sono flash di ciò che al momento mi viene in mente, belle o brutte che siano danno comunque uno spaccato di ciò che può accadere nella vita in Brasile.

Da poco arrivati in Brasile, io e mia moglie cercavamo casa per abitare a Rio de Janeiro e usavamo frequentemente gli autobus per spostarci nei differenti quartieri. Un giorno eravamo seduti su un autobus mentre aspetta che salgano i passeggeri alla fermata.
Quando questi stanno entrando improvvisamente il guidatore gli chiude la porta in faccia e parte a tutta birra.
Il conducente con lo specchietto retrovisore aveva visto che un’uomo aveva estratto una pistola mentre saliva i gradini. Rapido rapido lo aveva chiuso fuori, solo che l’individuo ora ci stava correndo dietro come un forsennato sparando arrabbiatissimo.
In un attimo eravamo tutti sguish scivolati per terra. Sembrava un film di bang bang con indiani cattivi e diligenza piena di bucce di banana. 
Ci avviciniamo alla prossima fermata, il guidatore rallenta, l'inseguitore ci veniva ancora appresso e incominciava a guadagnar terreno.

CERCANDO CASA A RIO DE JANEIRO 2


Nei primi tempi ogni giorno io e mia moglie eravamo a caccia della casa da affittare. Dopo aver perso tempo cercando in luoghi dove non saremmo mai andati a vivere finalmente ci informammo sulle varie tipologie di quartieri, ce ne erano di tutti i tipi, dal ”Due giorni per morire” al “Paradiso per milionari”. Iniziammo così a selezionare le nostre ricerche.
Un quartiere che ci piaceva molto era quello di “Santa Teresa”.
Non era molto lontano dalle zone delle spiagge come Copacabana, Ipanema, Leblon, ma neanche dal centro città che è il quartiere degli uffici.
E' un quartiere storico con molte costruzioni antiche e particolari, ha un'aria europea, bohemién, frequentato da artisti, ha simpatici baretti e locali, se conoscete Brera a Milano direi che vi si respira la stessa aria. Santa Teresa è su di una collina, ci arriva un tram come i nostri ma senza porte e fiancate, bello pure lui. Il quartiere si affaccia da un lato sul porto con una vista che non è meravigliosa ma meglio di niente, dall'altro lato si affaccia nientepopodimeno che sul “Pão de Azucar“, sulla spiaggia di Botafogo, spazia su tutta la baia di Guanabara, sulle montagne lontane e via così, la classica cartolina di Rio de Janeiro. Una delle più belle viste del mondo, ti riempie i pensieri con l’incanto dei sogni che si fanno realtà, magica ma terrena non ha bisogno d’adornarsi con le cose degli uomini. Come non bramare intensamente esattamente quello?
Ogni giorno eravamo da quelle parti cercando la nostra residenza, ammaliati non ci interessava più nient'altro.
Arrivavamo in tram, su in salita per 20 minuti tra vecchie strette vie e poi in giro a piedi cercando cartelli “Affittasi” e chiedendo nei negozi o ai postini, ai gatti randagi in cerca di tane abbandonate ed alle erbacce che amano i giardini disabitati. 
Un giorno trovammo una graziosa piccola villetta su due piani, terreno in discesa, fiori e piante, tutto ben curato solo che il giardino era in comune con la proprietaria che abitava in una casa al lato. Niente problema, sembrava simpatica ma aveva Fufi, un piccolo bastardino ringhioso ed agguerrito.
Potete voi immaginare cosa avrebbero fatto i miei due Mastini Napoletani ad un insignificante botolo che avesse avuto l'ardire di ringhiare ai loro padroni? Peccato, era pure ben ammobiliata e non costava molto.

martedì 24 aprile 2012

LA MIA PRIMA VOLTA IN BRASILE

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Saltuariamente vi propongo delle narrazioni che si riferiscono a mie esperienze vissute in Brasile. Non compongono certamente un diario (non finirei più, sono residente in Brasile dal 1991), sono piuttosto delle isolate pagine, degli sprazzi di vita che possono dare un’idea di cose che capitano da queste parti. Perchè racconto questo piuttosto che quello? Assolutamente casuale, quello che mi viene in mente al momento senza  altre ragioni.

Vivevo e lavoravo in Uruguay quando andai per la prima volta in Brasile in vacanza, anni dopo ci sarei andato a vivere in Brasile ma al momento non lo immaginavo.
Ero funzionario d’un Organismo Internazionale nella Missione Diplomatica  a Montevideo, aiuto allo sviluppo socio economico del paese, progetti d’aiuto umanitario, sviluppo industriale nazionale, individuazione ed analisi delle priorità nazionali, cose del genere.
Decisi di viaggiare in Brasile, mi presi un mese di ferie e lasciai la città in auto in direzione della frontiera col Brasile del “Chuì” che dista poche centinaia di chilometri dalla capitale uruguaiana. La strada che da Montevideo va alla frontiera col Brasile è molto buona, tipo superstrada, si costeggia Punta dell’Este famoso luogo di villeggiatura internazionale dove passavo spesso i fine settimana quando non andavo a Buenos Aires. Come dicevo è una strada buona, all’epoca senza molto traffico, si può correre anche se il limite di velocità era di 80 Km all’ora.
Avevo brama d’entrare ed iniziare il mio viaggio in Brasile, mi misi tranquillo tranquillo sui 160 Km. all’ora ed inevitabilmente una pattuglia della polizia segnalò di fermarmi. A quella velocità riuscii ad accostare solo a centinaia di metri dal poliziotto che se li fece a piedi sino alla mia macchina.
Sole, caldo, afa, il pover’uomo arrivò da me trafelato, sudato e rabbioso pensando di vendicarsi e pronto ad infliggermi la contravvenzione più severa possibile. 
Io aspettavo col conforto dell’aria condizionata, quando arrivò gli mostrai il tesserino del Corpo Diplomatico accreditato nel paese, lui solo allora si accorse della targa “C.D.”. Era furente, sorpreso, vinto ed impotente, avevo l’immunità. Non contento e mentendo spudoratamente lo informai che avevo una riunione col Ministro degli Esteri ed ero in ritardo, per cui gli sarei stato grato se si affrettasse ad informare eventuali suoi colleghi lungo il percorso di non fermare quest’automobile.
Me ne andai sgommando.
Che vergogna! Ma fu divertente.

IRONIA BRASILIANA

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Ho avuto un pò d’insonnia stanotte ed allora.... mentre io qui in Brasile, certo voi felicemente in Italia, senza pensieri, non potete capire le gravose preoccupazioni che mi tolgono il sonno: il medico mi ha suggerito di non stare tutti i giorni in spiaggia al sole ma di passare ogni tanto un periodo a riposarmi sotto le palme bevendo drinks tropicali e mangiando enormi aragoste e frutta esotica (ieri mi si è infilato pure qualche granello di sabbia nei sandali!); sono scesi gli interessi bancari brasiliani. I miei pochi soldini messi in banca qui: dal 15% annuo al 14.99 % annuo, con un’inflazione del 4.5 % annuo e una continua rivalutazione nei confronti dell’Euro; la crescita della borsa a Sao Paulo nell’ultimo anno è stata solo del 200 %, una sciagura, insomma le rendite finanziarie in Brasile non sono più come quelle di una volta; il mio bar preferito ha improvvisamente deciso di tagliare a fette e non a pezzetti il lime per il mio aperitivo giornaliero (ggrrrr, non lo sopporto), se questo non bastasse una delle mie fidanzate ha deciso che un giorno al mese mangerà con poco sale, ma vi rendete conto a quali tensioni sono sottoposto? Ma d’altra parte ciò è bene perchè le difficoltà e le sofferenze rinforzano l’uomo nel corpo e nello spirito.
Qui è pieno di luoghi dove non c’è bisogno d’essere eleganti ed alla moda così da essere valutati “in” ed importanti, qui è pieno di spiagge dove ci si può proprio non vestire, che delusione!
No, no, non potete capire certi stress voi felici e soddisfatti italiani che vivete in una nazione dove tutto va a gonfie vele, come potreste immaginare simili angosciosi pensieri che mi tolgono il sonno? I miei gatti (quelli del computer, fannulloni, li avete conosciuti) non collaborano ed oltretutto agitano la coda nei momenti meno opportuni, la ragazza che fa le pulizie di casa ha perso pure un bottone della sua camicetta (facendomi così vedere il seno quando si china) e non lo riesce più a ritrovare. Non se ne può più, quanti duri pensieri, quasi quasi torno lì da voi....
Basta, smetto di scrivere, qui in Brasile (mia residenza fissa) mi aspettano stressanti giornate di piacevolezze varie, di gioiosi divertimenti, di sollazzi tropicali, bellezze a iosa ed interessanti, gratificanti, accrescenti e realmente sane cose da pensare e fare: tra una spiaggia tropicale e l’altra aiuto i bambini abbandonati, mi preoccupo di migliorare le condizioni di vita di popolazioni indigene, devo dirigere la mia Onlus umanitaria, progettare interventi per possibili crescite umane sostenibili e pensare anche a come rendere continuamente piacevole e gioiosa la mia vita, realizzando le cose che mi piace fare senza lo sciocco desiderio di fare più soldi.

TURISMO BRASILIANO: PORTO SEGURO, BAHIA

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Porto Seguro è una cittadina turistica nella costa sud dello Stato della Bahia. E’ vocata al turismo di massa, sia nazionale che internazionale di livello medio-basso che viene letteralmente invasa nei periodi estivi (dicembre, gennaio, febbraio), come ne parlo anche nel post “L’influenza dei turisti”, uno dei luoghi più famosi del turismo brasiliano.
E’ come la stagione delle sardine, le migrazioni annuali del pesciolino che in certe stagioni fa felici i pescatori di “pesce povero” ma abbondante, i locali ormai lo aspettano pronti a strapparne tutti i vantaggi economici possibili.

Dal resto del Brasile arrivano migliaia di pulmann a pacchetto tutto compreso (per esempio delle disgraziate e famigerate compagnie “Soletur” e “CVC”). Dall’Italia è invece un via vai di voli charter diretti (si,si, gli italiani adorano particolarmente quel luogo, sognando vacanze in Brasile vi arrivano a frotte fortemente armati di gel per capelli, magliette di Dolcino e Gobbino e cd di Eros Ramazzaccio).
Perchè questo tipo di vacanzieri invece non se ne va a Gardaland? I giapponesi ne hanno già fatto una versione tropicale.

  
Basta aggiungerci le ragazze “giuste” e la soluzione è pronta.

Conosco bene Porto Seguro (ho vissuto pure lì, mio malgrado e per ragioni di lavoro, ma non voglio lamentarmi troppo e suscitare le ire di chi fa l’impiegato a gennaio a Milano e sogna tutto l’anno d’andarci in vacanza), conosco bene la vocazione dei suoi abitanti, la loro malsana voracità nelle relazioni con i “gringos” (il termine ha sempre una sfumatura dispregiativa), la loro spiccata viscida ipocrita interessata falsità. Per fortuna vivere in Brasile è un'altra storia.